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Enna è il
capoluogo di provincia siciliano che può vantare un singolare primato:
quello di essere il capoluogo di provincia più alto d’Italia, che sfiora i
mille metri d’altitudine sul mare.
Il suo nome è d’origine antichissima probabilmente sicula, Henna,
significherebbe “luogo alto”.Gli arabi nel secolo IX, ne deformarono la
pronuncia in YAN, e la chiamarono “Kasar Yan” (vale a dire castello di
Enna); da cui derivò la forma latina medievale di “Castrum Johannis”, che
fu tradotta in italiano come Castrogiovanni, e dopo un decreto, nel 1927
le fu restituito l’originario e glorioso toponimo di Enna.
Quest’antichissima sede sicula è stata definita da Cicerone come
“l’ombellico della Sicilia”.
Nel periodo Greco, Enna batté monete raffiguranti Cerere, madre di
Proserpina e dea della messi.
Nel periodo Romano durante la prima guerra punica, fu orrendamente punita
dal console romano, Lucio Pinario, per tentativo di ribellione; e proprio
da Enna iniziò la rivolta degli schiavi, detta “La guerra servile” guidata
dallo schiavo siriano Euno cui in tempi recenti è stata innalzata una
statua presso il castello di Lombardia.
Con gli Svevi, Federico II donò alla città il titolo di “Inespugnabile”, e
vi fece costruire la torre ottagonale.
Importante di Enna, è il medievale castello di Lombardia, che
probabilmente prese il suo nome dal vicino quartiere lombardo, e fu la
dimora prediletta di Federico II d’Aragona.
Dal secolo XVII ebbe un collegio di studi, retto dai Gesuiti, che funzionò
fino al 1767; in seguito vi sorse l’accademia dei Pergusei, col nome
tratto dal mitico lago di Pergusa.
La provincia di Enna si estende su un territorio di 2562 km, e comprende
20 comuni, e nella piazza “VI Dicembre” che si trova davanti il Municipio
di Enna, ricorda le date dell’istituzione della provincia.
Durante la II guerra mondiale, la città subì gravi bombardamenti aerei; e
il 20 luglio 1943 fu occupata dalle truppe alleate.
Oggi Enna è una città abbastanza vivibile, nonostante abbia i suoi
problemi. Il maggiore è
quello economico che fa risentire alla città il senso di povertà del sud.
A Enna c’è ancora mancanza di possibilità di integrazione, poiché non si
hanno abbastanza luoghi di svago, ma ha altre attrattive fra cui: |
pubs,
pizzerie e discoteche. Enna è un piccolo centro tranquillo, infatti, si ha
la possibilità di svolgere le proprie attività con serenità.
L’economia è basata soprattutto sull’agricoltura e sulla pastorizia.
Piccola è la realtà industriale sita a Dittaino che fornisce pane e altro.
Molte attività nel corso degli anni sono state chiuse, questo ha causato
la scarsità di lavoro. L’artigianato è meno diffuso di una volta, ma Enna
ancora oggi mantiene queste attività per non farle perdere nel tempo.
Enna vive pure di turismo, infatti, quasi ogni estate vengono molti
turisti anche dal nord Europa. La città capoluogo offre la possibilità di
un’istruzione completa…inizia dalle scuole inferiori e prosegue sino alle
Università.
Quest’ultima si
è formata nel complesso di S.Anna strutturata in diverse facoltà.
Nonostante l’istruzione completa, Enna non fornisce posti di lavori per
questi giovani studenti, che sono costretti a spostarsi dalla propria
città per garantirsi e garantire ai propri figli un futuro migliore.Come
se non bastasse, molti giovani fanno uso di droga e alcool.
Questo è uno
dei fenomeni che sta dilagando in tutta la città; mentre qualche decennio
fa erano soli in pochi a fare uso di queste sostanze, ora il fenomeno si è
allargato.La cosa più allarmante riguarda l’età delle persone, infatti,
molti sono giovani che o per seguire le mode o per provare il cosiddetto
“sballo” ne fanno uso. Forte, si mantiene nel tempo, la fede dei cittadini
Ennesi che si esercita nelle festività del Venerdì Santo e nella
celebrazione della Patrona. Il Venerdì Santo vede tutte le confraternite
partecipare ad una processione comune che parte dal Duomo nelle prime ore
della sera. Nel primo pomeriggio tutte le confraternite partono dalle loro
chiese e giungono al Duomo. La confraternita dell’Addolorata porta il
simulacro della Madonna, quella del S.S Salvatore, l’urna del Cristo morto
e la confraternita della Passione porta i Misteri della passione di Gesù
(il calice, il mantello rosso, la croce…).
Tutti i confrati sono incappucciati, con la visiera abbassata, scendono in
un atmosfera di silenzio quasi irreale, soprattutto quando la nebbia
sembra partecipare al momento di solennità e
di preghiera. Il loro passo cadenzato fa dondolare le torce accese che
disegnano una scia luminosa lungo le vie cittadine.Giunte al cimitero, |
le
confraternite passano davanti al sagrato della chiesa e si dispongono
incolonnate nel piazzale per assistere alla benedizione e per ascoltare la
parola del Vescovo. Storia, fede, leggenda e folklore, circondano la festa
della patrona.E’ la fede, che anima e spinge i piedi nudi dei confrati
della “Madonna” a percorrere le strade più tortuose della città,
sopportando il peso della nave d’oro frutto dell’ex voto dei fedeli. La
festa della patrona come vuole la tradizione inizia il due giugno.Oggi
centinaia di fedeli si riuniscono all’alba per assistere a un ciclo di
celebrazioni liturgiche che si concludono il due luglio, giorno del grande
festeggiamento in onore a Maria S.S della Visitazione. La statua della
Madonna interamente coperta d’oro, è allestita all’interno della grande
bara del XVI secolo chiamata “Nave d’oro” intagliata nel prezioso metallo
e portata in spalla da 216 confrati riuniti, in un’antica confraternita,
che in dialetto sono chiamati “I NUDI”.Il simulacro coperto d’oro segue un
percorso cittadino tracciato da una leggenda, del 1413 in cui i dignitari
della chiesa Maggiore, allo scopo di disegnare il percorso della
processione, portarono sull’altare ai piedi della Madonna, venticinque
colombe in gabbia.Non appena fu dato il via, le colombe uscirono dal
tempio, così le guardie poterono ricostruire il percorso che è rispettato
ancora oggi il due luglio, La processione è il momento più antico della
festa, nelle piazze, nelle vie, vengono sparate spettacolari moschettiere
miste a bombe.Il popolo, che la invoca e l’acclama Signora della città, è
commosso e partecipa alla grandiosa processione e ogni anno pare che ci
sia un dialogo di gioia tra la Vergine Patrona e il suo popolo che la
invoca nei momenti dolorosi della sua storia plurisecolare.
La nostra città, certamente, non può vantare primati in nessun campo, poco
si affaccia agli onori della cronaca.Non conosce il profumo della
ricchezza di altre realtà cittadine del nord o del sud, tuttavia è capace
di offrire al mondo intero la genuinità d’animo, l’operosità dei suoi
cittadini ed una bellezza paesaggistica che si protrae nel tempo e che
altri paesi invidiano.Al momento la cittadina soffre delle congiunture
economiche nazionali, ma come sempre lo spirito d’iniziativa degli
abitanti terrà sempre alto il nome del capoluogo più alto d’Italia e
l’immagine di una città che vuole vivere e risorgere in barba ad ogni
ostacolo. |