Si
era
partiti
per
una
gita
a
Natal,
capitale
dello
stato
brasiliano
del
Rio
Grande
Do
Norte.
Si
era
diretti
a
Geripabu,
luogo
famoso
per
le
sue
alte
e
morbide
dune
che
ti
invitano
a
lasciarti
scivolare
ed
immergerti
nelle
onde
dell’Oceano
Atlantico
in
alta
marea.
All’improvviso,
ma
dopo
aver
gustato
appieno
il
piacere
offerto
dal
luogo,
un’acquazzone
ci
costrinse
ad
una
doccia
tiepida
fuori
programma
e
alla
decisione
di
lasciare
quel
paradiso
terrestre.
Direzione
Recife,
capitale
dello
stato
di
Pernambuco.
La
pioggia
durò
solo
mezz’ora,
ma
già
si
era
in
macchina.
Sulla
strada
quattro
rami
d’albero,
alti
e
robusti
disposti
a
formare
un
grosso
quadrato,
con
una
tenda
gialla
visibile
a
distanza,
attiravano
i
visitatori.
Era
una
specie
di
bancarella-paninoteca
che
esponeva
spiedini
alla
brace
e
decapitava
coco
verde
per
i
passanti
affamati
e
assetati.
Nel
terrazzamento
sottostante
un
fiume
scorreva
chiaro
e
lento
e
rifletteva
i
raggi
del
sole
che
era
tornato
a
scaldarci.
Decidemmo
di
effettuare
una
breve
sosta.
Di
fronte
la
bancarella-alimentare
improvvisata,
si
stagliava
una
statua
azzurra,
rappresentazione
della
Yemanjá
o
Jemanjá.
Appresi
da
Jailton,
Nice
e
Lucia
(i
miei
compagni
di
viaggio
brasiliani),
trattavasi
della
sincretizzazione
di
Nossa
Senhora
Da
Conçeiçao
(Nostra
Signora
della
Concezione);
dietro
la
statua
uno
spiazzo,
il
terreiro,
luogo
dove
si
celebrano
i
riti
del
Candomblé
degli
afro-brasiliani.
Yemanjá
guardava
lo
scorrere
del
fiume
di
fronte
e,
un
gruppo
di
bambini
al
bagno
rumorosi
e
allegri
movimentava
il
corso
altrimenti
regolare
dell’acqua.
Gli
occhi
della
statua,
però,
sembravano,
guardare
ancora
più
lontano.
Nelle
sue
pupille
l’immagine
di
un
altro
fiume,
il
Niger
e
un
altro
luogo,
mai
dimenticato,
sempre
presente
nella
memoria
dei
discendenti
degli
ultimi
Yoruba
costretti
a
lasciare
quel
ventre,
rievocato
nei
canti
e
nelle
danze,
dove
poter
un
giorno
far
ritorno.
Luogo
di
patologie
per
i
comuni
viaggiatori
-
Mamma
Africa
-
il
luogo
dove
ritorneranno,
per
l’ultimo
viaggio,
tutti
gli
afro-brasiliani.
Africa
rifiorita
in
questo
angolo
del
pianeta
Brasile,
miscellanea
di
razze,
di
idee,
musica
e
colori.
Brasile
che,
giorno
dopo
giorno,
ti
svela
un
luogo
nuovo
che
ti
richiama
un
altro
luogo
e
un
altro
ancora.
E
così,
questo
scorrere
dell’acqua
ti
porta
ad
una
mata
(bosco)
che
hai
già
visto
a
Tocaia
Grande
e
da
lì
ti
sei
recato
a
Bahía,
nei
luoghi
di
Amado,
con
Dona
Flor,
per
poi
ritornare
in
ciò
che
rimane
dell’ultimo
pezzo
di
foresta
del
Norteste,
e
da
qui,
ancora,
ricevi
un
altro
invito
ad
un
altro
viaggio,
nello
spazio
e
nella
memoria
letteraria.