Istituto Superiore Statale "D. Alighieri" - Enna

liceo socio-psicopedagogico

 

poesie, racconti, etc.

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poesie, racconti, aforismi, etc.

 

A proposito del nuovo Theatrum dei Morgeti

di

Sandro Amata

Andiamo con il pensiero nell'area archeologica di Segesta: il visitatore resta affascinato dalle imponenti strutture presenti lungo il percorso di visita che si conclude non senza emozioni con la spettacolare veduta del teatro "greco"  posto sull'altura sommitale. Il povero visitatore viene preso da una serie di sensazioni fra le quali certamente il trasporto immaginario sulla scena di 2500 anni fa è quella più coinvolgente; chissà in quanti hanno tentato di traslare queste emozioni in parole che rendessero l'idea del passato.

Di fatto tutte queste reazioni emotive si basano su un falso clamoroso poiché il teatro in questione è stato ricostruito interamente sul finire dell' ottocento. È pensabile che se all'ingresso dell'edificio di Segesta fosse presente una bella targa di quelle luccicanti con la storia dei lavori moderni le reazioni del visitatore sarebbero ben diverse.

Purtroppo dobbiamo ammettere che la storia dell'archeologia è contrassegnata da interventi di restauro e ripristino che hanno cambiato radicalmente le testimonianze antiche, soprattutto in Sicilia. Basti ricordare, dopo il teatro di Segesta, gli esempi dei ripristini operati a Selinunte, ad Eraclea Minoa ( qui l'intervento moderno ha distrutto totalmente l'edificio teatrale ), alle mura greche di Capo Soprano a Gela, alla copertura della villa romana di Piazza Armerina,  dove i risultati ottenuti non sembrano coerenti con  il concetto di conservazione che dovrebbe stare alla base di questi restauri.

Ultimamente anche nell' ennese assistiamo a dibattiti, anche accesi, sugli interventi di conservazione da effettuare sui più noti monumenti archeologi (da ultimo la problematica della copertura della villa romana di Piazza Armerina). A volte accade che non si apre nessun confronto e qualche isolato progetto redatto da architetti professionisti riesce a superare tutti i visti delle autorità per approdare alla fase operativa. È il caso del restauro effettuato sulle rovine del teatro greco di Morgantina, che aveva nelle sue finalità quello dell'aumento della fruibilità dell'edificio. Il teatro venuto alla luce a seguito degli scavi condotti dagli americani, negli anni 60' subì un primo intervento di restauro conservativo di dubbia qualità (vedi l’inserimento di gradoni in cemento nella cavea e di un muro in cemento dietro l’analemma settentrionale), anche se si cercò di seguire le indicazioni provenienti dallo scavo non ricostruendo il lato sinistro della struttura che presentava il muro dell’analemma meridionale inclinato a causa della spinta del terrapieno e mancava del tutto di un radiale della cavea. La decisione dei restauratori, responsabili del primo intervento, aveva preservato in  parte quanto il lavoro del tempo ci aveva lasciato in eredità.

L’effetto finale era comunque in sintonia con quello prodotto dalle altre testimonianze architettoniche che circondavano il teatro, e qui bisogna sottolineare come l’importanza scientifica

della scoperta di  Morgantina  consisteva

nell’aver avuto la possibilità di studiare e conoscere una città  del periodo ellenistico integra. Questa caratteristica rendeva il sito di Morgantina particolarmente "speciale".

Da oggi il paesaggio unico dell’agorà di Morgantina cambia proprio nel suo cuore quasi nascosto; infatti nel settore sinistro del teatro è successo un miracolo: è rispuntata la cavea che il tempo aveva osato cancellare, si è raddrizzato l’analemma sinistro.

 Gli annosi dibattiti e polemiche che simili occasioni scatenano di solito risultano sterili e infruttuosi, occasione il più delle volte per passerelle pubblicitarie, ma in questo caso nessuna, seppur minima, critica è emersa, di contro nemmeno nessun elogio alla fattura dei lavori ha fatto da corollario all’inaugurazione del monumento “restaurato”  o “rifatto nuovo” che dir si voglia.

La vista del nuovo teatro produce delle considerazioni naturali che mal si conciliano con la filosofia dell’intervento effettuato;  appare chiaro che il mescolare elementi nuovi (vedi quella ringhierina in ferro battuto che orna i perimetri degli analemmata, ma anche le guaine in plastica immesse all’interno del terrapieno della cavea)  con antichi, fino ad arrivare al ripristino intero della cavea, crea un falso sopra un altro falso, accentuando il concetto di trasformazione di una testimonianza archeologica che ci lascia preoccupati e perplessi.

 Il caso del restauro di Morgantina rientra in quel campo di difficilissimo approccio che è il restauro archeologico dove ogni intervento deve essere indirizzato alla conservazione, dopo aver sviluppato lo studio dei materiali impiegati nell'antichità in modo da non provocare incompatibilità che potrebbero creare successivamente gravi problemi e danni strutturali ai monumenti oggetto dei lavori. Appare chiaro che un intervento di ripristino totale con l'immissione di materiali moderni va ad apportare un cambiamento non solo strutturale ma anche e soprattutto visivo snaturando alla base l'unitarietà del sito.

Ancor oggi dobbiamo constatare come le parole pronunciate circa mezzo secolo fa dal compianto Ranuccio Bianchi Bandinelli siano del tutto attuali: “…….turismo rozzo, spettacolare e diseducativo; ambizioni personali mal consigliate; queste sono state le ispiratrici di questa infelice iniziativa, - e sembra strano che si debba ancora insistere su concetti che sembravano proprio in Italia esser divenuti da tempo norma per le autorità preposte alla tutela artistica; che ogni restauro, anche quello architettonico, deve esser puramente di conservazione e non di ripristino”.

Il fatto che il principale responsabile dei lavori di progettazione e del restauro sia un professore di Università, di chiara fama, ci fa ben sperare comunque sulla scientificità degli interventi tecnici. Non ci resta che attendere la pubblicazione di tutte la varie fasi del restauro per poter meglio comprendere ciò che è accaduto al monumento archeologico.

Com'era

 Com'é