nell’aver avuto la possibilità di
studiare e conoscere una città del periodo ellenistico integra.
Questa caratteristica rendeva il sito di Morgantina particolarmente
"speciale".
Da oggi il paesaggio unico dell’agorà di Morgantina
cambia proprio nel suo cuore quasi nascosto; infatti nel settore
sinistro del teatro è successo un miracolo: è rispuntata la cavea che il
tempo aveva osato cancellare, si è raddrizzato l’analemma sinistro.
Gli annosi dibattiti e polemiche che simili occasioni
scatenano di solito risultano sterili e infruttuosi, occasione il più
delle volte per passerelle pubblicitarie, ma in questo caso nessuna,
seppur minima, critica è emersa, di contro nemmeno nessun elogio alla
fattura dei lavori ha fatto da corollario all’inaugurazione del
monumento “restaurato” o “rifatto nuovo” che dir si voglia.
La vista del nuovo teatro produce delle considerazioni
naturali che mal si conciliano con la filosofia dell’intervento
effettuato; appare chiaro che il mescolare elementi nuovi (vedi quella
ringhierina in ferro battuto che orna i perimetri degli analemmata, ma
anche le guaine in plastica immesse all’interno del terrapieno della
cavea) con antichi, fino ad arrivare al ripristino intero della cavea,
crea un falso sopra un altro falso, accentuando il concetto di
trasformazione di una testimonianza archeologica che ci lascia
preoccupati e perplessi.
Il caso del restauro di Morgantina rientra in quel campo
di difficilissimo approccio che è il restauro archeologico dove ogni
intervento deve essere indirizzato alla conservazione, dopo aver
sviluppato lo studio dei materiali impiegati nell'antichità in modo da
non provocare incompatibilità che potrebbero creare successivamente
gravi problemi e danni strutturali ai monumenti oggetto dei lavori.
Appare chiaro che un intervento di ripristino totale con l'immissione di
materiali moderni va ad apportare un cambiamento non solo strutturale ma
anche e soprattutto visivo snaturando alla base l'unitarietà del sito.
Ancor oggi dobbiamo constatare come le parole pronunciate
circa mezzo secolo fa dal compianto Ranuccio Bianchi Bandinelli siano
del tutto attuali: “…….turismo rozzo,
spettacolare e diseducativo; ambizioni personali mal consigliate; queste
sono state le ispiratrici di questa infelice iniziativa, - e sembra
strano che si debba ancora insistere su concetti che sembravano proprio
in Italia esser divenuti da tempo norma per le autorità preposte alla
tutela artistica; che ogni restauro, anche quello architettonico, deve
esser puramente di conservazione e non di ripristino”.
Il fatto che il principale responsabile dei lavori di
progettazione e del restauro sia un professore di Università, di chiara
fama, ci fa ben sperare comunque sulla scientificità degli interventi
tecnici. Non ci resta che attendere la pubblicazione di tutte la varie
fasi del restauro per poter meglio comprendere ciò che è accaduto al
monumento archeologico.