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poesie,
racconti,
aforismi,
etc.
Venite a Madrid
di Luis Sepulveda
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marzo 2004 |
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Madrid,
11 marzo 2004.
Il treno sventrato
alla stazione
di Atocha
per un attentato terroristico.
192 morti,
1.427 feriti.
E' strage. |
So
che guardano la televisione, ascoltano la radio, leggonoi giornali per
misurare i risultati della loro codardia, l'infame bilancio di un atto che
ripugna e che ha trovato solo la condanna dell'umanità intera.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, venite a vedere il
giorno inconcluso, venite a vedere il dolore che lascia allibiti, a
sentire come l'aria di un inverno che si ritira porta il «perché?» per i
parchi amorosi, le fabbriche, i musei, le università e le strade di una
città il cui unico modo di essere è e sarà sempre l'ospitalità. Assassini;
la vostra zampata d'odio ci ha causato una ferita che non si chiuderà mai,
però siamo più forti di voi, siamo meglio di voi, e l'orrore non
interromperà né piegherà quella normalità civica, cittadina, democratica
che è il nostro bene più prezioso e il migliore dei nostri diritti.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, anche il cinismo di
quelli che hanno provato a lucrare sul dolore di tutti, di quelli che
manipolano le lacrime e la disperazione, di quelli che non vedono orfani,
vedove, esseri mutilati ma solo voti.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, di questa città che ha
gridato «pace» con voce unanime, e il suo grido è stato ignorato da un
servo dell'imperialismo nordamericano, da un lacché del signore della
guerra che pretende di governare il mondo, ed è solo riuscito a portare
l'orrore in Europa.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, il lavoro sereno di
medici e infermiere, il gesto triste dei governanti solitari, e anche il
sorriso infame di un buffone italiano, l'unico al mondo ad assecondare
Aznar con le sue menzogne.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, bagnateci le vostre
mani e scrivete «pace» su tutti i muri della terra.
Luis Sepulveda
(marzo 2004) |
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Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid. Erano donne, uomini,
bambini, anziani, la semplice e pura umanità che cominciava un altro
giorno, un giorno di lavoro, di sogni, di speranze, senza sapere che la
volontà assassina di qualche miserabile aveva deciso che fosse l'ultimo.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, questa città amata in
cui tutti arrivano e tutti sono benvenuti. Venite a vedere gli appunti, i
libri, le cose sparse fra i resti del massacro. Venite a vedere un giorno
morto e il dolore di una società che ha gridato mille volte il suo
diritto di vivere in pace. Scrivo queste righe mentre ascolto i notiziari
e posso solo pensare alla tristezza delle aule, delle tavole, delle case a
cui non ritorneranno più quelle centinaia di cittadini, di fratelli e
sorelle le
cui vite sono state stroncate in un miserabile atto di odio, perché
l'unico obiettivo del terrorismo è l'odio contro l'umanità, perché non c'è
causa che possa giustificare l'assassinio collettivo, perché non esiste
idea
che valga un genocidio, perché non esiste giustificazione alcuna di fronte
alla barbarie.
Venite a vedere il sangue per le strade di Madrid, assassini, e
verificate che sebbene è certo che ci avete sprofondato nel dolore, lo è
altrettanto che con questo crimine inqualificabile una volta di più non
aveteconseguito nulla. Il valore dei madrileni che immediatamente si sono
riversati a soccorrere i feriti, a donare il sangue, a facilitare il
lavoro delle forze di sicurezza e di salvataggio, è stata l'immediata
risposta morale di una città fraterna, di una cittadinanza responsabile e
solidale.
Mentre scrivo queste righe so che gli assassini stanno nelle loro tane,
nei loro ultimi nauseabondi nascondigli perché non ci sarà luogo sulla o
dentro la terra dove possano nascondersi e sfuggire al castigo di una
società ferita. |
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